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Dopo quasi 10 anni di volontariato al servizio dei più bisognosi, il 20 Marzo 2018 Krio Hirundo Onlus si é sciolta. 

Ringraziamo dal più profondo del nostro cuore tutti i volontari, associazioni amiche, fondazioni, donatori e sostenitori per essere stati al nostro fianco.

Il Presidente Nadia Zampieri e tutti i soci

 

Lettera aperta

Lettera aperta

Per il momento ho 49 anni, il mio passaporto dichiara che sono italiana e sfogliando le pagine fitte di timbri di quel libretto così prezioso, vi potrà dire che 11 di questi anni, li ho vissuti in Madagascar, tempo che ha contribuito alla mia crescita personale.

Non ho aperto una pizzeria, né costruito un hotel per turisti, ma ho imparato ad essere meccanico, idraulico, imbianchina, infermiera, commercialista, giornalista, investigatrice, grafica, manager, maestra, artigiana, artista e pure contrabbandiere di sale durante la guerra civile per il lusso di non avere il mio riso insipido.

Ero conosciuta come “la bianca della collina”. Vivevo in un quartiere popolare della capitale, in una casetta fatta di mattoncini cotti al sole. Con il tempo, molto tempo, e con una minacciosa ascia in mano, ottenni dal comune l’acqua e l’elettricità. La mia ascia era una bacchetta magica, rendeva invisibili i fili elettrici che partendo dalla cima della collina si diramavano nel quartiere verso le casette dei miei vicini.

Storie di violenza e ruberie erano all’ordine del giorno, la povertà era così evidente che anche un barattolo di latta vuoto aveva un valore. Ma io lì, anche nei giorni più bui della guerra civile, ho vissuto in armonia e l’unica cosa che mi è stata portata via, fu il tetto, ed il ladro un ciclone.

Non avevo anti-furti né cancelli inviolabili, però girava voce nel quartiere che, in alcune notti di luna piena, nel giardino di casa mia, si poteva vedere una bruttissima strega, alta alta e secca secca.

Dovevo solo ricordarmi ogni tanto di passeggiare in giardino con il mio pigiama grigio di stoffa lucida, per il resto ci pensavano i vicini ad alimentare la leggenda e rendere così la mia piccola dimora una fortezza. Certo il mio amor proprio ne soffriva, ma non ho mai pensato di smentire l’aspetto orribile di quello spirito temuto da tutti.

Questo era il mio quartiere, fatto di casette in argilla e risaie. Mi domando se esiste ancora.

Senza seguire le tracce di Osho, del Dalai Lama o altri personaggi meno noti, sentii di dover indirizzare la mia bussola verso Oriente, verso un popolo che ancora non avevo incontrato, ma con il quale,  per qualche ragione, intuivo il bisogno di confrontarmi.

L’autobus mi portò a Mae Sot, una cittadina di confine fra Thailandia e  Birmania dove un giovane monaco attivista birmano in esilio, mi attendeva. Fu l’inizio di una nuova avventura.

La maggiore difficoltà fu soddisfare la mia necessità di capire le realtà locali in continuo mutamento e conseguenti a 60 anni di storia. La storia della Birmania, la storia dei sui popoli, i rifugiati ed il paese che li “ospita”, la Thailandia.

I problemi quotidiani più banali, di centinaia di migliaia di bambini, donne e uomini,  come potersi spostare di qualche chilometro, oppure quelli più importanti come l’accesso alla salute, l’educazione, o il pericolo della tratta umana, avevano delle cause a volte incoerenti. Se penso a quegli anni e con la conoscenza di adesso, certo, sarebbero stati meno “titanici” i primi progetti. Ma faccio un passo indietro, mi rivedo con quel giovane monaco che tutto mi insegnò tranne la sua religione, seduti su una cassettina di legno in cima ad una discarica,  attorniati dalle famiglie che lì vivevano. Bene, fu all'interno di quella cartolina mai stampata della Thailandia, che nacque forte l’esigenza e la passione di fare qualcosa di concreto assieme a loro. Iniziai quindi con un progetto d’agricoltura per quelle famiglie che desideravano lasciare la discarica e vivere lavorando la terra.

Non fu facile, anzi, fu dannatamente difficile, inoltre il mio amico monaco dopo pochi mesi se ne andò lasciando in mano a me la continuità e lo sviluppo del progetto. Ora, non posso che ringraziarlo, perché quanto è vero che sbagliando si impara, è altrettanto vero che è meglio nel nuovo cammino lasciare le proprie tracce piuttosto che passeggiare sulle orme di qualcun altro, ma forse questo detto non esiste.

Fu il 2008 che decisi di fondare, con l’aiuto di vecchie amiche d’infanzia, l’associazione Onlus Krio Hirundo. In questi anni varie persone si sono unite, chi è rimasto, chi ha preso altre strade.

Da allora, di cose ne sono state fatte, fino ad avere una scuola primaria di 300 bambini profughi, con tanto d’asilo. Se all'inizio i progetti funzionavano grazie ai fondi raccolti tramite un banchetto artigianale in occasione della festa della polenta fino a manifestazioni più importanti, in seguito ho avuto l’aiuto di qualche amica, di qualche associazione, di donatori privati i quali leggevano il sito web che tentavo e  tento d’aggiornare. Dal 2013, ho ricevuto la fiducia di Fondazioni italiane, ottenendo parte dei finanziamenti necessari per far funzionare la scuola. Non sono certo cambiata da allora, da quando sedevo sulla cassetta di legno sbilenca in cima alla discarica, e non mi sono trattenuta dall'urlare di gioia quando vidi fra i nomi di grosse ONG, anche quello di Krio Hirundo come vincitore di un bando nazionale a sostegno di progetti all'estero. Ero stata considerata malgrado la struttura così piccola dell’associazione. Che grande soddisfazione di giustizia! Anche in Italia a volte, non è importante il biglietto da visita, ma quello che fai e come lo fai.

Quindi, perché questa lettera aperta? Mi sono detta che, probabilmente in mezzo a voi che state leggendo, qualcuno avrà  la mia stessa passione e vorrebbe darci una mano in Italia.

Se avete amore e competenze da regalare, c’è bisogno d’aiuto. La sede dell’associazione è a Castelfranco Veneto.

Cerchiamo persone  che siano in grado autonomamente, con piccolissimi budget, d’ organizzare degli incontri, raccolte fondi magari con delle cene solidali,  creare una rete di sostenitori, scrivere articoli, contattare media, cercare d’ allungare la lista dei soci di Krio Hirundo, sia con membri attivi e non, qualcuno capace di coinvolgere le persone. C’è bisogno d’ idee innovative e spiriti positivi  carichi di energia!

Questa è la mail di Krio Hirundo: kriohirundo@gmail.com, scrivete se siete interessati. 

Se non lo siete e non ci avete pensato, fate girare questa lettera…qualcun altro potrebbe esserlo!

Un saluto e grazie!

Nadia

Marzo 2015

Ringraziamo i nostri sostenitori